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sabato, 10 maggio 2008


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martedì, 29 aprile 2008

Lana prepara i pancake per la colazione e dice a Clark che è finito lo sciroppo d'acero.
Allora lui parte con la supervelocità: wooossshhh, e un secondo dopo torna: wooossshhh.
Con lo sciroppo.

Allora mi domando come si sia svolto l'acquisto della bottiglia. Che va bene impiegarci un secondo ad andare e uno a tornare, se sei Superman, ma le trattative come si sono svolte?

"Buongiorno, cosa le do?" "Ha dello sciroppo d'acero, ma di quello buono? Però faccia in fretta che devo fare un effetto buffo alla mia fidanzata". "D'accordo, fanno 5 dollari". "Grazie, tenga il resto".
Minimo, minimo, sono dieci secondi che partono.

Se ne desume, quindi, che Superman abbia rubato lo sciroppo.

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categoria : televisione, cronaca scema

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giovedì, 17 aprile 2008

Coretti, Bottini, Garrone, Franti, Precossi, Crossi, Derossi, Muratorino, Stardi.

Dei nomi arcinoti a chiunque abbia letto "Il libro Cuore" di De Amicis (che chissà perché s'è sempre chiamato così: "ilibrocuore", e non semplicemente "Cuore").
O per chi, nel 1984, vide il bell'adattamento di Luigi Comencini per la RAItivù.


All'epoca le fiction si chiamavano ancora "sceneggiati" anche per chi, come il sottoscritto, aveva otto anni e non aveva mai visto Il Commissario Maigret, La Freccia Nera e altre gloriose produzioni della televisione di Stato.

Avevo otto anni come i protagonisti di Cuore, andavo in una scuola dove i principi di educazione, serietà e rispetto erano severi e un po' fuori dal tempo, e anche da me c'era un Franti, un Garrone, un Derossi e un "Muso di Congilio". Facile, dunque, immedesimarsi in quella storia che oggi viene troppo spesso liquidata come buonista, mielosa e moralista.

Oltre alla miniserie televisiva, mio padre mi leggeva un capitolo del romanzo ogni sera, prima di andare a dormire.
Insomma, per un certo periodo della mia vita, Cuore è stato un mio punto di riferimento preciso.

Per quasi 25 anni, quei personaggi restano semi-seppelliti nella mia memoria. Ho atteso per molto tempo una riedizione dello sceneggiato fino a quando, pochi mesi fa, finalmente, è uscito il cofanetto che racchiude tutti e sei gli episodi. Contrariamente alla mia etica, l'ho comperato a prezzo pieno, tanto era il mio desiderio di rivederlo.

Non sono d'accordo con quelli che dicono che rivedere una cosa mitizzata negli anni è spesso una delusione. Riesco quasi sempre a costruirmi una personale camera iperbarica che non intacca minimamente, con il tempo e il mondo esterno, l'emozione della mia prima volta.

Questa notte ho aperto il cofanetto e ne sono usciti, perfettamente intatti, i personaggi di allora. Proprio come li ricordavo. Johnny Dorelli con la sua bella voce calma e pacata. La De Sio, ancora bellissima e non inacidita dal tempo, Eduardo De Filippo nel suo ultimo ruolo (morì 13 giorni dopo la messa in onda dell'episodio), e quei volti di bimbi a me così familiari anche se non li ho più rivisti per un quarto di secolo.

I bimbi di Comencini, il regista di bambini. Il grande "cuore" dietro a un altro storico sceneggiato Rai, quel Pinocchio con Manfredi, Gina Lollobrigida, Vittorio De Sica, Franco Franchi e Ciccio Ingrassia.

Completamente travolto dalle emozioni, una cosa mi ha colpito più delle altre. Un episodio in cui Garrone e Muratorino vanno a giocare a casa di Enrico. Muratorino è sporco di calce perché ha accompagnato il padre al cantiere, e quando si alza dalla poltrona su cui giocava la lascia tutta impolverata. Rimasto solo con il padre nella stanza Enrico si affretta a spolverarla, ma viene ripreso dal genitore: "Se ti vedesse potrebbe offendersi. Il lavoro non sporca mai, e non disonora mai".

Improvvisamente mi ricordo e capisco l'importanza di quest'episodio (e per esteso di tutta l'opera di De Amicis) su tutta la mia vita. Su tutta la mia formazione. Ricordo perfettamente che questi sono stati gli insegnamenti che da allora ho cercato di fare miei. Più o meno implicitamente.

Non ho mai esultato platealmente per un buon voto, o una soddisfazione personale, per non infierire su chi non l'aveva ricevuti. Ho sempre creduto all'amicizia sopra a ogni cosa. Probabilmente senza saperlo, già allora provavo un profondo rispetto per le classi operaie, quelle più povere, che venivano ritratte eroicamente, dedite al sacrificio. Con certe persone anziane sono arrivato a mentire, fingendomi sordo, dolorante o smemorato per non far sentire loro il peso degli anni.

Probabilmente ho sempre desiderato vivere il mio personale Libro Cuore. I rapporti o le situazioni conflittuali mi hanno sempre fatto soffrire terribilmente, e il mio desiderio è sempre stato quello di essere per chiunque una persona piacevole. Patisco a sapere che qualcuno è rimasto ferito da un mio atteggiamento, o da un mio comportamento. Una filosofia di vita che porta senz'altro a snaturarti, a renderti una "persona per gli altri", più che una "persona per te stesso".
Questo non significa che sia un Cristo reincarnato dedito all'altruismo. Tutt'altro. Una persona una volta mi disse che non puoi piacere a tutti: alla fine qualcuno rimarrà per forza contrariato o deluso da te. E sicuramente nel corso della mia vita ho contrariato, deluso, fatto incazzare molte persone.
Ma in pochissimi, rarissimi casi, l'ho fatto consapevolmente, volutamente e per ferire.

Ora magari sembra che sia partito per elogiare il Cuore di De Amicis, finendo per biasimarlo. Ma credo che non potrei mai farlo, fino in fondo. La camera iperbarica dei miei affetti me lo impedisce.
È però certo che si tratti di sentimenti antichi, quasi totalmente dimenticati, e farne un modello di vita sarebbe non solo anacronistico ma anche sciocco.
O più semplicemente, come cantava Brian Wilson: I Just Wasn't Made For These Times.

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categoria : diario, televisione

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giovedì, 31 gennaio 2008

Non è la prima volta che devo assentarmi dal blog perché sommerso dal lavoro. Ma prima che qualcuno cominci a telefonare a ospedali e obitori volevo rassicurarvi che sto bene.
E lasciarvi in compagnia della coppia di illusionisti più sensazionale che esista: Penn & Teller.

Prendetevi qualche minuto per gustarveli. Vale davvero la pena.
Tanto io ne avrò per un po'...






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categoria : diario, televisione

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venerdì, 04 gennaio 2008

- Mentre su Raiuno, Raidue e Canale 5 va in onda LO STESSO gioco a quiz condotto da Carlo Conti, Enrico Brignano e Amadeus, l'ammiraglia della Svizzera Italiana trasmette nell'ordine: un'inchiesta sulle adozioni in India e il commercio di bambini, un documentario sulla comunità cristiana in Palestina, con approfondimenti sulle altre due religioni monoteiste.

- È curioso come la domanda "Bisogna pagare il canone Rai se si è in possesso di un apparecchio radiofonico?" (Non più. Dal 1997.) venga posta in un gioco a premi di Raiuno a pochi giorni dall'ultimo dell'anno.

- Quando alle 23:30, su Canale 5, va in onda l'ultimo blocco pubblicitario furbetto a una manciata di secondi dalla conclusione del film, sul canale elvetico il film di prima serata è già finito da tre quarti d'ora. Ed è stato interrotto per pochi minuti solo fra il primo e il secondo tempo.

- Sul canale svizzero, un blocco pubblicitario medio è costituito da due spot più un "prossimamente" del palinsesto. Devo continuare?

- Mentre il telegiornale di stato italiano interroga la gente della strada sul clima ("Speriamo non nevichi. Non mi piace la neve"), ci mostra come si festeggia il Natale a Vattelapesca (ehi, ma c'è anche Michele Placido!), o intervista l'amica della ragazza uccisa mentre gioca col cane (che batuffoletto carino!), quello svizzero fa il giro del mondo, parlando della crisi degli ostaggi fra Colombia e Venezuela, delle frane a Giava, delle elezioni in Kenya e trova pure il tempo di promuovere la donazione del sangue che, durante le festività, scarseggia.

- Su Canale 5 viene mostrata la morte del calciatore spagnolo Antonio Puerta, avvenuta lo scorso agosto. "Il momento del 2007 che rimarrà impresso indelebilmente in tutte le nostre memorie".
Ora, con tutto il rispetto per un ragazzo che muore così giovane, ma nella mia memoria ci sono altre persone che se ne sono andate senza che i media se ne siano nemmeno accorti.
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categoria : televisione, indiano che piange