chi se la tira credendosi un gran figo e chi mi prende per il culo per come mi vesto oppure per come sono, sono così..ti do fastidio? Allora girati, che cazzo vuoi!?."
"Bambina! Questo Tristano sta diventando qualcosa di spaventoso! Quest'ultimo atto!!! Temo che vietino l'opera – a meno che il tutto non sia messo in parodia da una cattiva rappresentazione: solo delle rappresentazioni mediocri potrebbero salvarmi! Se fossero perfette potrebbero far impazzire gli spettatori – non riesco a immaginare altro."
Così scriveva Richard Wagner a Mathilde Wesendonk durante la composizione del suo Tristano e Isotta. Uno degli esempi più particolari e potenti della forza che la Musica può assumere.
Come il suo autore predisse, dopo la prima rappresentazione dell'opera, il 10 Giugno 1865 al Konigliches Hof-und Nationalthear di Monaco, ci fu un'ondata di suicidi fra pubblico e musicisti.
Uscito da teatro, Re Ludwig II di Baviera salì sul suo treno per tornare a palazzo, ma giunto in aperta campagna lo fece fermare. Scese e cavalcò nei boschi tutta la notte, in preda a una fortissima emozione.

All'inizio degli anni ottanta, durante il periodo in cui il teatro di Genova metteva in scena l'opera di Wagner, mio padre tornava dalle prove sfiancato, esausto. Come prosciugato.
Nei mesi precedenti era entrato nelle nostre vite John. Un simpatico hippie vagabondo coi capelli lunghi e la barba, se non ricordo male. Era americano e girava il mondo suonando il violino per la strada. In casa mia s'è sempre chiamato globetrotter, termine che forse oggi è diventato un po' desueto. John era stato notato da un altro caro amico di famiglia, musicista anche lui, che aveva trovato il modo di fargli fare un concorso per entrare in orchestra. E così John diventò loro collega, oltre che amico.
Spesso veniva a mangiare a casa nostra, mentre l'altro amico lo ospitava da lui. Fu il primo americano che conobbi, che per me erano quelli dei film, e ripeteva che ero l'unico in Italia a pronunciare correttamente il suo nome.
Non che sia un nome particolarmente difficile, probabilmente era il suo modo di coinvolgere un bambino quando altrimenti parlerebbero solo i grandi.
John lavorò a Genova in varie produzioni del teatro. Suonò anche nel Tristano e Isotta.
Terminata l'ultima rappresentazione, un collega incontra John negli spogliatoi. Sta guardando fisso dentro il suo armadietto, rosso in volto. Il collega gli chiede se si sentisse bene, e John non risponde.
Quella notte, l'amico che l'aveva ospitato riceve una telefonata da John che lo ringrazia per tutto quello che ha fatto per lui. Lo avvisa che sta per gettarsi dal ponte monumentale e riaggancia.
L'amico uscì immediatamente di casa, e corse sul posto.
Ma John si era già buttato.
L'aria e la terra parìa che piagnesse
d'Isotta e di Tristan lagrime spesse.
"Morte di Tristano", Anonimo XIV secolo