postato da seaweeds2
domenica, 09 marzo 2008
Tempo fa mi fecero una giusta osservazione: Tim Burton è uno dei miei registi preferiti, eppure fra i tre, dieci, venti film della mia vita non rientra nemmeno un titolo dell'uomo che ha reinventato il gotico.
L'unica spiegazione che riesco a dare è che, nonostante l'immaginario rivoluzionario e lo stile inconfondibile, non abbia mai confezionato un film perfetto.
Forse quelli che più si avvicinano alla perfezione sono Edward Mani di Forbice e Sleepy Hollow. Perché Nightmare Before Christmas è un progetto a più mani e Batman non si può decisamente considerare un suo personaggio.
Ancora una volta, quindi, il Timba si ritrova a un passo dal fare il gran film, ma con tanti piccoli "però" che probabilmente potevano essere evitati.
Innanzitutto realizza, finalmente, il suo horror. Roba che gli appassionati hanno atteso a lungo e che, nonostante l'incursione nel gotico hammeriano di Sleepy Hollow, era sempre stata rimandata.
Ma sull'altro piatto della bilancia c'è il testo originale, il musical di Stephen Sondheim del 1979 al quale bisogna attenersi. E, come dice l'amica Blum, entriamo nei gradimenti personali.
Quindi non ricorderò qui che le canzoni le ascoltavo già da due settimane prima della visione del film, e che anch'io sentivo proprio la mancanza di una "hit".
Bene, stasera mi sono un po' (ma poco) ricreduto, perché abbinando un brano a un personaggio, a una situazione, la musica assume senz'altro un senso differente.
E però l'imperfezione di questo Sweeney è proprio qua: non puoi fare un film che rispetti interamente i canoni dell'horror e del musical contemporaneamente. Sarebbe un po' come vedere Hitler pattinare sul ghiaccio. (cit.)
Così abbiamo un primo tempo molto cantato, e un secondo tempo molto truce e il pubblico non può che dividersi. Chi si gode le canzoni prima, si copre gli occhi dopo. Chi sbadiglia con la musica prima, si eccita allo sgorgare del sangue dopo.
Senza contare che l'edizione italiana non aiuta, dato l'inevitabile e fastidioso scalino ogni volta che si passa dal cantato inglese al parlato italiano.
Inoltre riflettevo su quanto questo film dimostri che tutti possono cantare, con una buona produzione alle spalle. Lungi da me fare una critica alle voci di Depp, Rickman o della Bonham Carter, anzi. Però è una bella coincidenza che Tim Burton non si sia dovuto rivolgere a degli attori-cantanti. Guardacaso s'è ritrovato una moglie e un attore - che ha interpretato sei dei suoi film - entrambi intonati e dalla bella voce.
Provo a pensare se dovessi scegliere, fra amici e parenti, gli eventuali protagonisti per un musical. Non so quanti passerebbero le selezioni.
Questa doveva essere la premessa, ma vedo che mi ha un po' preso la mano. Cercherò di concludere brevemente dicendo che è comunque una pellicola di gran rispetto, da vedere. Possibilmente in una sala che non abbia da riconare gli altoparlanti e che non abbia positivi con colore e contrasto diverso fra il primo e il secondo tempo.
Quanto a evitare il belare di greggi di donnine in fregola per Johnny Depp, se non siete andati al cinema l'otto marzo, il peggio è passato.
Rivedere la mansarda di Edward, dopo diciotto anni, è un piccolo tuffo al cuore, e Severus Piton, Peter Pettigrew e Bellatrix Lestrange riuniti prima dell'uscita di Harry Potter e il Principe Mezzosangue, fanno prevedere curiosi sviluppi nella saga del giovane mago.
Non ho ancora ben capito come faccia Mrs. Lovett a passare così disinvoltamente dal "voi" al "tu" e poi di nuovo al "voi" quando si rivolge al suo Mr. T (ma non era nero?).
Alcuni colpi di scena sono telefonati e registrati sulla segreteria fin dai titoli di testa, ma il buon lavoro del regista e degli attori riesce comunque a provocare più di un brivido alla schiena.
La storiella d'amore è come quelle parallele nei film di Stanlio e Ollio: ragazzotti insignificanti che se la menano annoiando il pubblico che si vuole divertire. Necessaria, sì, ma alla fine vengono - giustamente - liquidati con un indifferente chissenefrega.
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