Poi uscì The Nightmare Before Christmas, e Tim Burton col regista Henry Selick rese omaggio alla gloriosa tecnica, fra le più antiche della storia del cinema. La confezione era accattivante, e il procedimento perfezionato. Cominciai, quindi, a interessarmi ai pupazzi di plastilina e simili.
: Gli Argonauti. L’avevo guardato una decina di anni prima, e mi aveva affascinato per quell’atmosfera calda e confortevole che non saprei spiegare, ma che mi lasciano certe vecchie pellicole. Fra i contenuti extra del disco, uno speciale dedicato a Ray Harryhausen. E mi s’è aperto un mondo.
Nasce infatti a Los Angeles nel 1920, e viene folgorato sulla via di King Kong, quando a tredici anni assiste a una proiezione del film di Cooper e Schoedsack. Comincia così a costruire dei modellini di dinosauri e prova ad animarli con successo nel garage di casa. I titani preistorici saranno un chiodo fisso di Harryhausen, che condivide la passione col suo amico d’infanzia, lo scrittore Ray Bradbury. I due stringono un patto di sangue: “saremmo invecchiati, ma non saremmo mai diventati adulti. Conservando per sempre uno pterodattilo e un tirannosaurus rex nei nostri cuori” ricorda lo scrittore che conclude “e guarda un po’… è andata proprio così!”
Da allora, fino alla morte del padre nel 1963, Ray avrà nei genitori i suoi principali collaboratori e ammiratori. Il padre, ingegnere, costruiva gli scheletri dei pupazzi, mentre la madre cuciva costumi, pelli e pellicce.
Non è da trascurare che, a parte alcuni casi, il Nostro ha sempre lavorato da solo, senza assistenti. Condizione indispensabile per la concentrazione nel suo laboratorio. Racconta, infatti, che durante la realizzazione dell’Idra a sette teste de Gli Argonauti, doveva isolarsi completamente dal mondo esterno. Dato che ogni testa del mostro si muoveva in maniera diversa, dopo aver scattato un fotogramma era fondamentale ricordarsi la direzione che ognuna di essa aveva preso, o era costretto a ricominciare da capo.
Terminato Scontro di Titani del 1981, il sempre più invadente uso della computer graphic porta Harryhausen a ritirarsi dal settore. Pioniere di un modo antico, ma glorioso, di raccontare storie fantastiche, l’ultimo artigiano degli effetti speciali lascia un’eredità preziosa. La raccolgono cineasti come Steven Spielberg, Tim Burton, John Landis, Sam Raimi, Peter Jackson, i creatori di Wallace & Gromit o lo staff Pixar, che più volte hanno ammesso l’influenza, o omaggiato il lavoro di Ray Harryhausen.







