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mercoledì, 26 marzo 2008

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categoria : cinema, obituaries

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giovedì, 20 marzo 2008

Censura.

Sarai alto tu.


Avvertire.

Bestialità.



Fa gratuito e non impegna.





Quando si tiene alla privacy...









Dice, dice...

Gli hanno voluto bene.

Venivo da destra.


Intervista di un certo tenore.

Mejo 1 anno de galera che un luglio da leoni.

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categoria : cronaca scema, quelli di repubblica

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lunedì, 17 marzo 2008

"Bambina! Questo Tristano sta diventando qualcosa di spaventoso! Quest'ultimo atto!!! Temo che vietino l'opera – a meno che il tutto non sia messo in parodia da una cattiva rappresentazione: solo delle rappresentazioni mediocri potrebbero salvarmi! Se fossero perfette potrebbero far impazzire gli spettatori – non riesco a immaginare altro."

Così scriveva Richard Wagner a Mathilde Wesendonk durante la composizione del suo Tristano e Isotta. Uno degli esempi più particolari e potenti della forza che la Musica può assumere.

Come il suo autore predisse, dopo la prima rappresentazione dell'opera, il 10 Giugno 1865 al Konigliches Hof-und Nationalthear di Monaco, ci fu un'ondata di suicidi fra pubblico e musicisti.

Uscito da teatro, Re Ludwig II di Baviera salì sul suo treno per tornare a palazzo, ma giunto in aperta campagna lo fece fermare. Scese e cavalcò nei boschi tutta la notte, in preda a una fortissima emozione.


 

All'inizio degli anni ottanta, durante il periodo in cui il teatro di Genova metteva in scena l'opera di Wagner, mio padre tornava dalle prove sfiancato, esausto. Come prosciugato.

Nei mesi precedenti era entrato nelle nostre vite John. Un simpatico hippie vagabondo coi capelli lunghi e la barba, se non ricordo male. Era americano e girava il mondo suonando il violino per la strada. In casa mia s'è sempre chiamato globetrotter, termine che forse oggi è diventato un po' desueto. John era stato notato da un altro caro amico di famiglia, musicista anche lui, che aveva trovato il modo di fargli fare un concorso per entrare in orchestra. E così John diventò loro collega, oltre che amico.

Spesso veniva a mangiare a casa nostra, mentre l'altro amico lo ospitava da lui. Fu il primo americano che conobbi, che per me erano quelli dei film, e ripeteva che ero l'unico in Italia a pronunciare correttamente il suo nome. Non che sia un nome particolarmente difficile, probabilmente era il suo modo di coinvolgere un bambino quando altrimenti parlerebbero solo i grandi.

John lavorò a Genova in varie produzioni del teatro. Suonò anche nel Tristano e Isotta.

Terminata l'ultima rappresentazione, un collega incontra John negli spogliatoi. Sta guardando fisso dentro il suo armadietto, rosso in volto. Il collega gli chiede se si sentisse bene, e John non risponde.

Quella notte, l'amico che l'aveva ospitato riceve una telefonata da John che lo ringrazia per tutto quello che ha fatto per lui. Lo avvisa che sta per gettarsi dal ponte monumentale e riaggancia.
L'amico uscì immediatamente di casa, e corse sul posto.
Ma John si era già buttato.


L'aria e la terra parìa che piagnesse
d'Isotta e di Tristan lagrime spesse.

"Morte di Tristano", Anonimo XIV secolo

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categoria : musica, diario, cronaca seria

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domenica, 09 marzo 2008

Tempo fa mi fecero una giusta osservazione: Tim Burton è uno dei miei registi preferiti, eppure fra i tre, dieci, venti film della mia vita non rientra nemmeno un titolo dell'uomo che ha reinventato il gotico.

L'unica spiegazione che riesco a dare è che, nonostante l'immaginario rivoluzionario e lo stile inconfondibile, non abbia mai confezionato un film perfetto.

Forse quelli che più si avvicinano alla perfezione sono Edward Mani di Forbice e Sleepy Hollow. Perché Nightmare Before Christmas è un progetto a più mani e Batman non si può decisamente considerare un suo personaggio.

Ancora una volta, quindi, il Timba si ritrova a un passo dal fare il gran film, ma con tanti piccoli "però" che probabilmente potevano essere evitati.

Innanzitutto realizza, finalmente, il suo horror. Roba che gli appassionati hanno atteso a lungo e che, nonostante l'incursione nel gotico hammeriano di Sleepy Hollow, era sempre stata rimandata.


Ma sull'altro piatto della bilancia c'è il testo originale, il musical di Stephen Sondheim del 1979 al quale bisogna attenersi. E, come dice l'amica Blum, entriamo nei gradimenti personali.
Quindi non ricorderò qui che le canzoni le ascoltavo già da due settimane prima della visione del film, e che anch'io sentivo proprio la mancanza di una "hit".
Bene, stasera mi sono un po' (ma poco) ricreduto, perché abbinando un brano a un personaggio, a una situazione, la musica assume senz'altro un senso differente.

E però l'imperfezione di questo Sweeney è proprio qua: non puoi fare un film che rispetti interamente i canoni dell'horror e del musical contemporaneamente. Sarebbe un po' come vedere Hitler pattinare sul ghiaccio. (cit.)

Così abbiamo un primo tempo molto cantato, e un secondo tempo molto truce e il pubblico non può che dividersi. Chi si gode le canzoni prima, si copre gli occhi dopo. Chi sbadiglia con la musica prima, si eccita allo sgorgare del sangue dopo.

Senza contare che l'edizione italiana non aiuta, dato l'inevitabile e fastidioso scalino ogni volta che si passa dal cantato inglese al parlato italiano.

Inoltre riflettevo su quanto questo film dimostri che tutti possono cantare, con una buona produzione alle spalle. Lungi da me fare una critica alle voci di Depp, Rickman o della Bonham Carter, anzi. Però è una bella coincidenza che Tim Burton non si sia dovuto rivolgere a degli attori-cantanti. Guardacaso s'è ritrovato una moglie e un attore - che ha interpretato sei dei suoi film - entrambi intonati e dalla bella voce.
Provo a pensare se dovessi scegliere, fra amici e parenti, gli eventuali protagonisti per un musical. Non so quanti passerebbero le selezioni.

Questa doveva essere la premessa, ma vedo che mi ha un po' preso la mano. Cercherò di concludere brevemente dicendo che è comunque una pellicola di gran rispetto, da vedere. Possibilmente in una sala che non abbia da riconare gli altoparlanti e che non abbia positivi con colore e contrasto diverso fra il primo e il secondo tempo.
Quanto a evitare il belare di greggi di donnine in fregola per Johnny Depp, se non siete andati al cinema l'otto marzo, il peggio è passato.

Rivedere la mansarda di Edward, dopo diciotto anni, è un piccolo tuffo al cuore, e Severus Piton, Peter Pettigrew e Bellatrix Lestrange riuniti prima dell'uscita di Harry Potter e il Principe Mezzosangue, fanno prevedere curiosi sviluppi nella saga del giovane mago.

          

Non ho ancora ben capito come faccia Mrs. Lovett a passare così disinvoltamente dal "voi" al "tu" e poi di nuovo al "voi" quando si rivolge al suo Mr. T (ma non era nero?).

Alcuni colpi di scena sono telefonati e registrati sulla segreteria fin dai titoli di testa, ma il buon lavoro del regista e degli attori riesce comunque a provocare più di un brivido alla schiena.

La storiella d'amore è come quelle parallele nei film di Stanlio e Ollio: ragazzotti insignificanti che se la menano annoiando il pubblico che si vuole divertire. Necessaria, sì, ma alla fine vengono - giustamente - liquidati con un indifferente chissenefrega.
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categoria : cinema

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giovedì, 06 marzo 2008

Preparandomi alla visione dell'ultima fatica del Timba, la settimana scorsa ho rivisto il suo adattamento dell'opera di Dahl. Remake, a sua volta, del classico di Mel Stuart del 1971.
Rileggo oggi la mia recensione, fresca di cinema, di oltre due anni fa.
Era in assoluto il mio secondo post. Due visite. Una era la mia risposta.

Postato la prima volta il 2 Ottobre 2005


Reduce dal bellissimo film di Tim Burton (lo dico subito, perché non è di questo che voglio parlare), resto con qualche insoddisfazione e perplessità.

Consiglio di non leggere oltre a chi non ha ancora visto il suddetto film.

Sono cresciuto col primo Willy Wonka, che reputo un piccolo gioiellino.
Amo molto il modo di raccontare di Tim Burton, che considero l'unico in grado di riadattare il libro di Roald Dahl.
E fin qua...

Prima di entrare in sala ho detto a chi mi accompagnava: spero tanto che non abbiano riadattato le canzoni, altrimenti mi metto a gridare. Non l'ho fatto. Ma le canzoni sono state riscritte. Da Danny Elfman in ottima forma, come non lo si sentiva da anni. Ecco perchè ho perdonato l'operazione. Ma almeno una Umpa-lumpa-umpa-dee-doo, potevano mettermela!

Mi sono mancate un paio di cose, che erano presenti nell'originale. Il complotto di spie industriali. Il dolcetto sottratto, e alla fine il "riscatto" di Charlie agli occhi di W.W. In quel caso, Charlie si era guadagnato il premio finale. In questo, ha avuto soltanto la fortuna di "sopravvivere" agli altri.

E poi la fine degli altri quattro bambini. Nel primo c'era qualcosa di malefico, addirittura disturbante. I bambini scomparivano e non si sapeva bene che fine avessero fatto. Morti? Possibile. Quasi per dovere di correttezza politica, qui li vediamo uscire dalla fabbrica, sani e salvi. Un po' malconci, magari, ma vivi. Più rassicurante.

A questo punto, l'archetipo satanico di Willy Wonka viene un po' a mancare: il diavolo tentatore che si prende le anime dei bambini che cedono alle sue - appunto - tentazioni, qui si accontenta di qualche piccolo scherzo.

Sembra invece che il Timba abbia preferito giocare con l'attualità e fare un Willy Wonka-Michael Jackson. Chiuso nella sua Neverland, pallido, con la faccia di plastica, che ama e allo stesso tempo odia i bambini, non sopporta il contatto fisico, e che non è più in grado di comprendere il mondo al di là della sua fabbrica o il concetto di famiglia. Tutto allontanato dalla sua spasmodica ricerca del divertimento, dei dolci negatigli da piccolo ma, come gli dirà Charlie: "la cioccolata non è tutto"... o una frase simile.

Il Wonka di Burton è quindi più umano, complessivamente più pittoresco, naturalmente più moderno, colorato, la storia ha un ritmo eccellente, pur nel doveroso ripetersi di determinate scene.

Non ne sono rimasto deluso. È forse uno dei Burton migliori, perfino, ma credo che abbia mancato una caratteristica fondamentale del personaggio di Wonka. E cioè la sua malvagità intrinseca, che è quello che ha affascinato almeno un paio di generazioni di appassionati dell'originale.

Divertente la battuta meta-cinematografica: "Scusate, ho appena avuto un flashback!...
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categoria : cinema, ristampa