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lunedì, 31 dicembre 2007

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categoria : cinema, diario, alganacco

postato da seaweeds2
domenica, 23 dicembre 2007

Tanti cari auguri a tutti i blogger (e non) di buona volontà.
E pure a quelli svogliati.

Christmas Time Is Here Again




Everywhere It's Christmas
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categoria : musica, alganacco

postato da seaweeds2
sabato, 15 dicembre 2007

Signore e signori, ecco a voi il post Kolossal!
Settimane di lavorazione, un budget stellare, regia mozzafiato, mutandine!
Superare il precedente primato di 40 recensioni 40 sembrava un'impresa impossibile, ma finalmente ecco a voi 60 film 60 visionati ultimamente e commentati dal vostro Seaweeds di fiducia.
Rigorosamente in Cinemascope!
Da gustare con calma e scegliendo oculatamente.
Fatevelo durare per un po', dunque, e buona visione!

Si parte con la visione più recente:

• BLACK HAWK DOWN
di Ridley Scott


Fino a qualche anno fa si distinguevano i fratelli Scott così: Ridley è quello geniale, Tony quello scemo. Ultimamente le due parti sembrano essersi invertite. Non che il secondo si sia contraddistinto particolarmente, ma almeno è più coerente del fratello acchiappa-oscar.
Mentre in questi giorni al cinema c'è il terzo director's cut di Blade Runner (ma che si decidesse una buona volta, come lo voleva quel cavolo di film!) mi sono voluto vedere questo titolo di cui avevo sentito parlare bene ormai sei anni fa. Tecnicamente ineccepibile, ma grondante retorica bellica da dar la nausea. E in certe scene non può che venire da sorridere, facendosi venire in mente gli spettacoli del Max Fischer di Rushmore, e i suoi drammi di guerra.
Doppiaggio italiano insostenibile. Con accenti milanesi e romaneschi, e voci incapaci di urlare in un film dove prevalentemente si grida dall'inizio alla fine.
Legolas e Obi Wan si trovano a combattere fianco a fianco.

• PARANOID PARK
di Gus Van Sant


Van Sant mi piaceva molto quando non se l'inculava nessuno (niente doppi sensi, please), e ora che viene osannato da tutti, mi lascia un po' perplesso. Paranoid Park è comunque un film intenso, con un protagonista magnetico nella sua acerba adolescenza. Ottima colonna sonora, bella fotografia bigia e montaggio un po' furbetto.


• ACROSS THE UNIVERSE
di Julie Taymor


Se non ci fossero le canzoni dei Beatles sarebbe "A Cross, the Universe", e ognuno deve portare la sua, diceva qualcuno. Discontinuo musical che per forza di cose ha i suoi picchi durante i brani cantati dai "professionisti". Bono, Cocker e Izzard (chi?!) valgono la visione. La colonna sonora è tendente all'ottimo, se non fosse che al terzo rock arrangiato in maniera lenta e soft, cominci a chiederti se non ti stiano prendendo in giro. Gli attori si collocano in un range che va dall'"estremamente insopportabile" al "giustiziabile". Da vedere, comunque, se non altro per "I Want You (She's so Heavy)", "Come Together", "I'm the Walrus", "Being for the Benefit of Mr. Kite" e "Dear Prudence".

• JIMMY DEAN, JIMMY DEAN
di Robert Altman


Che poi a me non è che Altman mi abbia mai fatto impazzire. Eccezion fatta per i suoi "errori di percorso" come Popeye, Terapia di Gruppo, o Il Lungo Addio. Ma non si può nemmeno dire che questo film sia orribile, checché ne dicessero quelli seduti alle mie spalle. Che consideravano la lente deformante puntata dal regista sulle protagoniste un errore, piuttosto che il suo reale intento. Film pesante, certo, come quasi tutte le riduzioni di un testo teatrale. Strappa qualche sorriso la giovane Kathy Bates e, senza volerlo, una Cher pre-plastiche, più vecchia di quanto lo sia ora. Sempre orribile Sandy Dennis, già moglie di Jack Lemmon in Un Provinciale a New York. Karen Black, che è sempre sembrata un transgender, nel ruolo della vita.

• LA DONNA SCIMMIA
di Marco Ferreri


È il primo Ferreri che vidi, e probabilmente resta il mio preferito. Completamente stravolto nel finale, ma comunque attuale e cinicamente divertente. Sull'interpretazione "mostruosa" di Ugo Tognazzi non c'è bisogno di soffermarsi. La dolcissima Annie Girardot riesce a essere bellissima anche sotto al trucco scimmiesco. Se poi accanto a voi c'è una persona che ride di gusto, questo gioiellino italiano è ancora più godibile.


• NELLA VALLE DI ELAH
di Paul Haggis


Un film che ha diviso l'opinione blogghica. Io sono fra quelli che l'ha apprezzato in pieno. Intelligente procedural amaro e distaccato, come un noir d'altri tempi. E per questo senza didascalie inutili. Sul volto neutro di Tommy Lee Jones ci si può dipingere quello che si vuole, e in certi momenti è quasi più bello di Charlize Theron. La locandina fa schifo.


• IL MUCCHIO SELVAGGIO
di Sam Peckinpah


Ci vorrebbe una piattaforma intera, per parlare compiutamente di questo film. Il tema dell'amicizia virile, l'amicizia tradita e poi riconquistata, la morte del West nell'esaltante capolavoro di Peckinpah. Questo film sa di cibo messicano che ti torna su per tutto il pomeriggio dandoti la possibilità di assaporare più a lungo quei piatti speziati. Non una virgola fuori posto, un cast da brividi, William Holden e Ernest Borgnine fra tutti. Con menzione particolare per quella maschera straordinaria e dimenticata che è Warren Oates.


• ALÌ
di Michael Mann


Ultimamente sto sviluppando un certo fastidio per i film biografici. Nonostante la stima e ammirazione che ho per il personaggio di Mohammed Alì, non è possibile rendere eroe chiunque. Fine della considerazione personale.
Mann è comunque un bravo narratore, gli incontri sono molto realistici, Will Smith è pure bravo, e la storia fila via liscia.
Però boh, poi finisce lì. Dopo due giorni ti sei già scordato cos'hai visto.

• ASSASSINIO SULL'ORIENT EXPRESS
di Sidney Lumet


Un Lumet meno "impegnato" del solito, ma comunque godibile in questo classico mystery di Agatha Christie. "Castone" da brividi, con il bravissimo Albert Finney nei panni dell'investigatore Hercule Poirot. Buffissimo Martin Balsam che, in lingua originale, parla italiano.


• I DIECI COMANDAMENTI
di Cecil B. De Mille


Remake di un suo stesso film del 1923, è "IL" kolossal che tutti, almeno una volta nella vita, abbiamo visto. Pare che lo stesso Dio abbia prestato un piccolo cameo
in una delle scene di massa.

• LA TERRA DEI MORTI VIVENTI
di George Romero


Buon seguito della saga zombesca di Romero. Non troppo "action movie" e sufficientemente romeriano nonostante gli oltre 15 anni dal precedente capitolo. Asia Argento è irritante quanto il morso di uno zombie, ma almeno ha un buon accento inglese, a differenza di suo padre. Non condivido la decisione di Romero di far sviluppare ai morti viventi
un'intelligenza, stemperando così parte del fascino terrificante di queste creature. Ma ehi: lui è il papà; che faccia quello che vuole.
Gli autori di Shaun of the Dead compaiono in un breve cameo.

• SCARY MOVIE 3
di David Zucker


I primi due episodi erano di una volgarità disarmante. Ho voluto vedere ancora questo perché la firma Zucker è abbastanza una garanzia di umorismo surreale. E infatti... Certo, non siamo all'altezza di un Aereo più Pazzo del Mondo o di una Pallottola Spuntata, e mancano Abrahams e il secondo Zucker, ma rivedere il buon vecchio Leslie Nielsen che augura "buona fortuna" ai protagonisti è come una bella rimpatriata.


• SCARFACE
di Howard Hawks


Credo che in tutta la sua carriera, Hawks non abbia mai sbagliato un colpo. Commedie, western, noir, per lui cambiare genere era come cambiar calzini. Scarface è forse il più celebre dei gangsters movie e con ragione. La violenta ascesa di Tony Camonte e la sua rovinosa caduta. Roba che De Palma e Pacino non ci si avvicinano neanche col binocolo.


• RATATOUILLE
di Brad Bird, Jan Pinkava


Se Frank Capra avesse avuto a disposizione l'animazione digitale avrebbe fatto Ratatouille. E basta.
Non aggiungo altro per non incorre nelle critiche di monsieur Ego.

• UN AMERICANO A PARIGI
di Vincente Minnelli


Coloratissimo musical gershwiniano, uno dei più ricchi del suo tempo. Coreografie che sono una gioia per gli occhi (specie nella sequenza finale), la gigioneria di Gene Kelly che viene compensata dalla sua immensa bravura, e i dentoni di Leslie Caron che fanno luce. La storia? Beh, lui si innamora di lei e poi... cantano e ballano.

• BATTLESTAR GALACTICA (Miniserie)
di Michael Rymer


Miniserie televisiva che introduce l'omonima serie televisiva. A sua volta rifacimento della serie del 1978, con Dirk Benedict (lo Sberla dell'A-Team) fra i protagonisti. Storia semplice: gli uomini creano dei robot che dopo anni si ribellano. Viene loro data la libertà e spariscono nello spazio per quarant'anni. Dopodichè ritornano e sono cazzi. La marcia in più sta nella sceneggiatura, davvero entusiasmante, e negli interessanti personaggi.

• ULTIMATUM ALLA TERRA
di Robert Wise


Uno dei primi film di fantascienza "alta". Con un messaggio attuale anche dopo cinquant'anni. Politico, pacifista, in un periodo storico in cui voleva dire "comunista, in galera!" Loffio il titolo italiano, in contrapposizione al poetico "The Day the Earth Stood Still" originale. Michael Rennie nel ruolo di Klaatu è di una dolcezza disarmante. Tanto coinvolgente da farti rinnegare la tua stessa specie, alla fine del film. Eppure, nonostante tutto, "Klaatu barada nikto".

• DIE HARD - VIVERE O MORIRE
di Len Wiseman


A questa divertentissima baracconata ho già dedicato un post qui. Riporto solo queste tre righe:
Se nel primo capitolo della saga di Die Hard (uscito quasi vent'anni fa) salvava un grattacielo, nel secondo un aeroporto, nel terzo una città, in questo non poteva che salvare una nazione intera.
Restano ancora poche possibilità: continente, mondo, e infine John McClane nello spazio.


• PLANET OUTLAWS
di Harry Revier


Uno dei b-movie ispirati al personaggio dei fumetti Buck Rogers, di Philip Francis Nowlan. A seguito di un incidente, Buck finisce in coma e si risveglia nel venticinquesimo secolo, dove deve sopravvivere fra tirannie galattiche e astronavi.
L'attore Buster Crabbe, già campione di nuoto, all'epoca interpretava tutti questi personaggi di carta: da Tarzan a Flash Gordon a Buck Rogers, appunto.

• MISSILI SULLA LUNA
di Richard E. Cunha


L'inventore di un razzo spaziale, a corto di equipaggio, ingaggia due evasi e, insieme al suo assistente e la sua donna salpano verso la luna. Là li aspetta una piccola comunità amazzone che comanda creature fatte di roccia e che ha un conto in sospeso con lo scienziato. Come "il missile" del titolo originale sia diventato "i missili", non ci è dato sapere.


• DOTTOR JEKYLL E MR. HYDE
di Victor Fleming


Il regista di Via col Vento e Il Mago di Oz firma forse la versione più popolare della trasposizione del romanzo di Stevenson. Ma non per questo la migliore. Certo, Spencer Tracy è imbattibile, e Ingrid Bergman ne esce seducente come non è mai stata. Ma dopo aver visto la versione di nove anni prima risulta solo un mero esercizio di stile.

• IL DOTTOR JEKYLL
di Rouben Mamoulian


Molto più interessante della quasi omonima pellicola sopra citata, è una versione sorprendente vivace e moderna. Con alcune pensate tecniche che fanno gridare al miracolo. Io, perlomeno, l'ho fatto. La soggettiva iniziale, con il piano sequenza che termina davanti a uno specchio, senza far riflettere la cinepresa ha del commovente.
E questo mister Hyde è molto più spaventoso e rozzo del suo successore.

• AVVENTURA AL MAROCCO
di David Butler


Sì, lo so... si dovrebbe dire "in Marocco", ma evidentemente nel 1942 si saliva a un aereo e si atterrava a un aeroporto, per arrivare al Marocco. Terzo dei sette "Road to..." interpretati da Bing Crosby, Bob Hope e Dorothy Lamour in giro per il mondo. Goliardate, canzoni e gag molto datate. E un tipo di amicizia che, se capitasse a me, gli spaccherei il naso non appena ci conosciamo.
Regge il tempo una battuta sul fantasma della zia che continua ad apparire loro:
- Ma se è morta, come fa a tornare sempre?
- È repubblicana.

• AVVENTURA A ZANZIBAR
di Victor Schertzinger


Vedi sopra. Solo che questo è il secondo episodio ed è ambientato a Zanzibar.

• LA DANZATRICE DI SINGAPORE
di Victor Schertzinger


Vedi sopra e sopra-sopra. Solo che questo è il primo episodio ed è ambientato a Singapore.

• ARACHNOPHOBIA
di Frank Marshall


Io non ho paura di niente, tranne i ragni, i topi e il palinsesto di Italia 1. Il fatto è che questo horror di diciassette anni fa (già diciassette? stiamo scherzando?!), prodotto da Steven Spielberg, lo trovai troppo patinato per i miei gusti. E così, nonostante di ragni si trattasse, non m'aveva colpito più di tanto. Ho voluto dargli un'altra chance nella casa in trentino, che abbonda di simpatici aracnidi. Risultato: funziona. Il film fa cacare sotto e non c'è: "poverino, buttalo fuori dalla finestra" che regga. L'unico ragno buono è un ragno spiaccicato.

• STARMAN
di John Carpenter


Anomalissimo film di Carpenter, il quale si prese una pausa dall'horror per girare questa favola di fantascienza. Karen Allen all'epoca era bellissima, e Jeff Bridges, non ancora Lebowsky, aveva già un carisma che ti teneva incollato allo schermo. Anche interpretando un extraterrestre che parla come un calciatore ottenebrato.

• MICHAEL CLAYTON
di Tony Gilroy


Debutto alla regia per lo sceneggiatore di Dolores Claiborne, L'Avvocato del Diavolo e Armageddon. Ok, togliamo pure quest'ultimo. Solido legal-thriller o forse no. Nel senso del "legal-thriller", non del "solido". Bel film corposo, straziante come il volto del protagonista. George Clooney si conferma uno dei migliori attori degli ultimi vent'anni. Per ora, il film più bello della stagione.


• THE REEF - AMICI PER LE PINNE
di Howard E. Baker, John Fox


Ecco, mi viene male a parlare di questo... "coso". Che niente, al cinema del mio eremo, lassù, davano solo questo. E mi sono detto che tanto, oggigiorno, i cartoni animati digitali hanno sempre un buono staff di autori, e se non altro mi sarei fatto qualche risata.
Volevo piangere.
Immaginatevi Alla Ricerca di Nemo. Ecco, stessa storia, ma con l'animazione curata del cugino scemo di Steve Jobs. I personaggi fanno venire voglia di scagliarsi contro lo schermo gridando "dagli all'untore" e uccidendo tutti i presenti nella sala.
Vai a spiegare, poi, ai bambini in sala, che è assurdo che lo squalo enorme voglia farsi la pesciolina. In questo caso, le dimensioni, contano.
E il prossimo che mi mette una citazione dell'effetto "bullet-time" di Matrix in un film, non vivrà per raccontarlo.

• TRON
di Steven Lisberger


Piacevolissima sorpresa. Chi lo liquida come un noioso filmetto per ragazzi, non ha capito niente. Ed è stupido stupido stupido!
Ok, mi sono sfogato.
Dopo averlo confuso per anni con The Black Hole, ho deciso di rimediare comperando a scatola chiusa l'edizione del ventennale. Si tratta di un sublime capolavoro di pop-art, che ha gettato le basi dell'animazione digitale, e della creazione di uno studio come la Pixar. Le musiche elettroniche di Wendy Carlos quasi non si sentono, e quando si è dentro all'universo digitale sembra di trovarsi in un film muto. Atmosfera alienante, a oggi rimasta ineguagliata. Jeff Bridges era agli esordi, ma si muoveva con la disinvoltura del divo. E manca. Porco cane, se manca!


• LUNA DI MIELE STREGATA
di Gene Wilder


Non una delle più riuscite commedie di Wilder, ma comunque spassosa. In compagnia della mai troppo rimpianta moglie Gilda Radner, vale la visione solo per il maggiordomo sordo e arteriosclerotico, e la zia interpretata da Dom De Louise.

• PER FAVORE, NON TOCCATE LE VECCHIETTE!
di Mel Brooks


Finalmente sono riuscito a vedere quest'opera prima di Mel Brooks. E primo ruolo da protagonista per Gene Wilder, al fianco dello strabordante Zero Mostel. Che in quegli anni stava risalendo la china, dopo esser stato listato durante il maccartismo. Brooks non si è ancora dato (troppo) al surreale, ma l'idea di "Primavera per Hitler" è una delle più azzeccate della sua carriera.

• ROBOTS
di Chris Wedge


Simpatico cartone digitale dal regista dell'Era Glaciale e voce di Scrat. Uno dei migliori ruoli di Robin Williams degli ultimi tempi. E pure di Mel Brooks, perché no.
Ma l'edizione italiana con DJ Francesco è inascoltabile.

• UNA FIGLIA PER IL DIAVOLO
di Peter Sykes


Uno degli ultimi film della Hammer. Interessante horror satanista, con un sempre buono Chris Lee e un Richard Widmark in trasferta europea. Secondo ruolo per Nastassja Kinski che ci regala un nudo integrale di tutto rispetto.

• EXISTENZ
di David Cronenberg


Bel fanta-thriller del maestro dell'horror Cronenberg. eXistenZ è una consolle di gioco che si connette direttamente al corpo e trasporta il giocatore sul campo d'azione. Come da copione, man mano che si va avanti, meno si distingue la realtà da un livello del gioco.

• AIRPORT '77
di Jerry Jameson


Seconda variazione sul tema del primo Airport. E in assoluto il mio preferito. Dovrebbe essere proiettato nelle scuole, ci si dovrebbero fare tavole rotonde, e andrebbero scritti dei libri, su questo capolavoro. Okay, confesso che adoro le atmosfere claustrofobiche, ma un aereo immerso nell'oceano è una figata, va bene? E poi c'è Jimmy Stewart che cammina a tre metri da terra sopra tutti gli altri. Nonostante gli altri siano Joseph Cotten, Olivia de Havilland, o Christopher Lee.
La coppia Jack Lemmon e Brenda Vaccaro è credibile quanto Gegia e Ugo Pagliai.

• A SCUOLA CON PAPÀ
di Alan Metter


Campus movie con quella maschera straordinaria che era Rodney Dangerfield. Un misto fra Guido Nicheli e Bombolo elevato all'ennesima potenza. E ho detto tutto.
O quasi. Perché c'è Robert Downey Jr. in uno dei suoi primi ruoli "importanti" e un simpatico cameo di Kurt Vonnegut.
Danny Elfman, pronto al decollo come compositore di corte a palazzo Tim Burton, compare insieme alla sua band, gli Oingo Boingo.
"La mia squadra di football era tosta. Dopo aver riempito di botte il quarterback andavano a cercare la sua famiglia."

• AIRPORT '75
di Jack Smight


Stavolta è tutta la cabina di pilotaggio a venir falciata via da uno scontro frontale con un aereo da turismo. Tocca a Karen Black riportare a terra l'aereo, con l'aiuto di Charlton Heston. Una particina per Jerry Stiller, comedian che abbiamo visto al fianco di suo figlio Ben in Zoolander. Brava Gloria Swanson che interpreta una se stessa petulante. E ancora Mirna Loy, Linda Blair ed Erik "Denti" Estrada.
La coppia Charlton Heston e Karen Black è credibile quanto Franca Valeri e Kim Rossi Stuart.

• ... E L'UOMO CREÒ SATANA!
di Stanley Kramer


Intenso film processuale, con uno Spencer Tracy "bigger than life". Lo scontro fra evoluzionismo e creazionismo alle sue origini. Eccessivamente didascalico in alcuni dialoghi, ma un esempio di come il cinema, quando vuole, sappia argomentare e istruire in modo più efficace di tante polemiche mediatiche.
Gene Kelly non canta, né balla.

• LA MOGLIE DEL VESCOVO
di Henry Koster


Nonostante il titolo, non si tratta di un porno. Si tratta invece del più bel film natalizio dopo La Vita è Meravigliosa. E non riesco a capire come sia potuto sfuggirmi fino a oggi. Cary Grant è forse troppo sexy per il ruolo dell'angelo, e David Niven fa strano vederlo in abito talare, ma la forza della storia coinvolge fino in fondo. Da rivedere in questi giorni.

• THE ITALIAN JOB
di
F. Gary Gray


Nonostante il titolo, non si tratta di un porno. Ma non si tratta nemmeno di un colpo italiano. A parte il furto d'apertura, ambientato a Venezia, il resto del film si svolge in America. Ok, con delle Mini, come il film originale (che in italiano si chiamava "Un Colpo all'Italiana"), ma poi basta. Forse, il titolo "all'italiana" calzava di più su questo, se s'intende un furto come quello effettuato a inizio storia. Per il resto è un discreto film d'azione, ma che non ha nulla a che vedere con il suo predecessore.

• AIRPORT
di George Seaton


Capostipite della lunga saga dei disastri aerei, pone le basi del genere: cast di famosissimi, George Kennedy (non se n'è perso uno), la coppia in difficoltà, quella figa, il caso umano, i vecchietti che fanno tenerezza, gli amanti. Splendida Jacqueline Bisset.


• ARABESQUE
di Stanley Donen


Forse non sono la persona adatta a parlarne. A quanto pare sono l'unico a non apprezzare a pieno la contaminazione thriller-commedia di Stanley Donen (già regista di Sciarada). Ma lui non è Hitchcock, e lo stacco fra i due generi si percepisce. Separando le due cose, si ottiene anche un intrigo interessante e Peck è sempre bravo. Ma la Loren proprio non mi riesce ad andare giù.

• UN COLPO ALL'ITALIANA
di Peter Collinson


Deliziosa commedia inglese che ha ispirato (solo nel titolo, aggiungerei) il recente The Italian Job. Michael Caine, reduce dai primi tre capitoli della saga di Harry Palmer è in formissima, aiutato da una colonna sonora estremamente accattivante. Noel Coward, Raf Vallone e Benny Hill completano il bizzarro cast. Uno degli inseguimenti d'auto più divertenti della storia del cinema, attraverso Torino e dintorni. Ceffato, come sempre, il nostro titolo, visto che il colpo non ha nulla di italiano, ma si tratta, semmai, di una partita fra Inghilterra e Italia.

• SCHOOL OF ROCK
di Richard Linklater


Non so bene come sia possibile adorare i personaggi di Jack Black, odiando lui. Per me è così. Disgustosamente provocante, come solo John Belushi sapeva essere, è la scelta più azzeccata per Dewey Finn. Anche perché lo sceneggiatore, suo amico, gli ha scritto il film su misura. Strizzate "d'orecchio" a non finire per ogni fan di rock che si rispetti. (Veri) ragazzini prodigio e gran colonna sonora. Scena cult: Black alla guida del suo furgone vintage, che interpreta Immigrant Song dei Led Zeppelin.

• PLEASANTVILLE
di Gary Ross


E fuori tempo massimo sono arrivato anche a questa fiaba "colorata" che mi sono perso per anni.
Speravo meglio, ma temevo peggio. Non si sa quanto il Tobey Maguire unto adolescente fosse voluto e quanto ci abbia messo di suo. Bravissimi i comprimari: William H. Macy, Joan Allen e Jeff Daniels. Ultima apparizione cinematografica dell'immenso Don Knotts, divo divino di tonnellate di film Disney.  Impressionante come la parte ambientata ai giorni nostri sia più invecchiata di quella di Ritorno al Futuro che è di dodici anni prima.


• IL SEGRETO DEL MIO SUCCESSO
di Herbert Ross


In pieno revival degli anni '80 mi sono procurato anche questo classico dell'epoca che non avevo mai visto interamente. Il miglior Michael J. Fox dopo la trilogia di Ritorno al Futuro in un film emblematico del decennio. Yuppismo, sesso, denaro raccontati dal sempre bravo Herbert Ross (Provaci Ancora Sam, I Ragazzi Irresistibili, Pennies From Heaven, Footloose).

• DOG SOLDIERS
di Neil Marshall


Neil Marshall è una delle migliori promesse dell'horror (intelligente) inglese. Questo è il suo lungometraggio d'esordio, seguito dall'altrettanto adrenalinico The Descent. Ambientato in un bosco sperduto della Scozia, con un gruppo di militari che si trova isolato in una casa circondata da lupi mannari. Ora, se io che ho sempre trovato i licantropi dei mostricciattoli scialbi e poco interessanti, ho dovuto ricordarmi di respirare per non morire in apnea, significa che si è di fronte a uno dei più begli horror degli ultimi dieci anni. Senza dubbio.


• NACHO LIBRE
di Jared Hess


Su Jack Black vale lo stesso discorso fatto per School of Rock. Non ho visto Napoleon Dynamite, ma la regia di Hess ricorda molto Wes Anderson. Il che non può che essere un bene, anche se siamo su due livelli completamente diversi. La storia è proprio ridotta al minimo. Tutto il resto sono gag e atmosfere. I bellissimi occhi di Ana de la Reguera bilanciano abbastanza bene la visione della panza di Black.
Insolita colonna sonora "chili" per Danny Elfman.

• FLETCH - CRONISTA D'ASSALTO
di Michael Ritchie


Sempre seguendo il desiderio di rispolverare i classici degli eighties, ecco il reporter interpretato da Chevy Chase. Questo è il sequel di Fletch, ambientato in Louisiana. Ritmo meno incalzante del primo, ma con qualche momento divertente. Come la onirica Zippa Dee Doo Dah.

• FLETCH - UN COLPO DA PRIMA PAGINA
di Michael Ritchie


Se proprio proprio vogliamo, la fusione fra detection e commedia mi spiazza sempre: non so se devo ridere o seguire l'intreccio. Comunque Fletch è godibile sotto entrambi gli aspetti. La faccia da schiaffi di Chevy Chase è una garanzia, e il suo personaggio da cialtrone rimane a oggi imbattuto, come enunciò perfettamente il buon Hardla, mesi fa.

• LEPRECHAUN 4 - IN SPACE
di Brian Trenchard-Smith


Ebbene sì, per chi non la conoscesse esiste una saga (per ora arrivata al sesto episodio) horror-adolescenziale con protagonista un leprecano. Interpretato da Warwick Davis (Willow), il perfido essere di discendenza irlandese si ritrova nello spazio a cercare di imbrogliare quanta più gente può con la sua pignatta piena di monete d'oro.


• MI PRESENTI I TUOI?
di Jay Roach


Imbarazzante. Sia per la sensazione generale che si ha guardando il film, sia per il povero Dustin Hoffman. De Niro, s'era già perso da anni, ma Hoffman... Perché Dustin? Come se non bastasse, è arrivata anche la pubblicità natalizia di Sky per affossare del tutto la sua immagine. Comicità di bassissima lega con un cast davvero sprecato.

• LEPRECHAUN 3
di Brian Trenchard-Smith


In questo episodio, il leprecano si risveglia a Las Vegas, e non si sa come ci sia arrivato. Poi succedono cose.


• LEPRECHAUN 2
di Rodman Flender


Il leprecano si ritrova nella grande metropoli a cercare moglie, dopo essere stato "congelato" per mille anni. E non si sa bene come, dal momento che il primo capitolo della saga, dell'anno prima, era ambientato anche quello ai giorni nostri. Qualche splatterata carina come il ragazzo che tenta di baciare una motofalciatrice. Poi succedono altre cose.

• IO & ANNIE
di Woody Allen


Qua andiamo sul delicato. Che se io dico che non m'è piaciuto mi inimico un mucchio di gente. E in effetti non è proprio così. È che comunque l'Allen intellettuale dopo un po' mi annoia, è più forte di me. Preferisco di gran lunga l'umorista. Rimane un buon film, con i due bravissimi protagonisti, e una storia che non soffre ancora dei cervellotici dialoghi alleniani che contraddistinguono la sua produzione immediatamente successiva.

• GUIDA GALATTICA PER AUTOSTOPPISTI
di Garth Jennings


Ronson e Torgul mi perdoneranno per il modo assolutamente profano con cui giudico il film. Non so se a loro sia piaciuto o meno. Ma a me sì, molto. Comperato a scatola chiusa perché avevo voglia di fare qualche risata spensierata si è rivelato molto di più di quanto aspettassi.
Divertente dall'inizio alla fine, introdotto dalla cover di un brano degli Eagles che pensavo di amare soltanto io. Il che ti mette già di ottimo umore. Sostanzialmente è un film (e immagino anche il libro e la trasmissione radiofonica) british che più british non si può. Come se i Monty Python si fossero dati alla fantascienza. Visionario, originale, bello bello bello. Alan Rickman che dà la voce a Marvin vale il film.


• TROY
di Wolfgang Petersen


Una troiata.
Un tedesco ha riportato alla luce Troia, e un tedesco l'ha riseppellita.
Eppure il Petersen degli esordi (U Boot 96 e La Storia Infinita) prometteva bene.
Esilarante il monologo della madre di Achille che spiega cosa succederà se lui "andrà a Troia".
Pieno di inesattezze che, dico io, già che fai un kolossal, fallo giusto, no? Se Omero raccontava che le porte Scee venivano abbattute per far passare il cavallo, troppo grande per entrare, il film se lo scorda bellamente.
Niente. Loro avevano un utilissimo portone alto cento metri.
Hai un budget della Madonna, sei un regista con le palle (perché U-Boot 96 non si cancella nemmeno con venti film orrendi), un cast mostruoso, cosa ci vuole a fare le cose per bene? Invece, per tutto il film, non si riesce a non pensare che si stanno vedendo degli americani che giocano a fare i greci. Non sono credibili, sono tristi.
E poi, la musica arabeggiante cosa c'entra? Solo perché è esotica? La musica greca non era per niente così. Si fossero visti l'Odissea della Rai degli anni settanta.
Achille è spocchioso, contro tutti e antipatico, mentre se la memoria non m'inganna era un valoroso e nobile combattente.
Legolas e Boromir combattono su due fronti diversi.


• AL-RIZÂLAH
di Moustapha Akkad


Kolossal religioso prodotto e diretto dal siriano Akkad, morto tragicamente durante uno degli attentati di Amman del 2005. Introvabile in Italia, questo film è la versione araba del suo The Message. Attori locali, recitazione differente dalla nostra e quasi un'ora di materiale in più. Molto interessante il confronto tra le due opere.

• THE MESSAGE
di Moustapha Akkad


La vita di Maometto, raccontata con estremo rispetto dal musulmano Akkad, vede tra i protagonisti Anthony Quinn e Irene Papas. Poiché per la religione islamica non è possibile rappresentare la figura del Profeta, nelle scene in cui sarebbe presente, si è usato l'espediente della soggettiva, con gli attori che si rivolgono direttamente alla cinepresa. Un'occasione interessante per conoscere meglio una religione e una cultura differenti dalle nostre. Con una pellicola che, naturalmente, non si trova in commercio nel nostro Paese. Dopo un paio di super-produzioni come questa, Akkad se ne volò a Los Angeles e divenne il produttore della saga di Halloween.

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categoria : cinema

postato da seaweeds2
venerdì, 07 dicembre 2007

Sulla scia degli amori impossibili, rispolvero anche questa foto di un'affascinante ballerina, scoperta qualche anno fa.


Lyubov Bunk, questo il suo nome, venne immortalata nel 1956 e inserita in un libro di Yuri Slonimsky del 1963, dedicato al Teatro Bolshoi. Che ho ereditato da una zia di una zia.
Non si trovano altre informazioni di lei, né sul libro, né in rete.
So solo che dalla prima volta che m'è caduto l'occhio su questa immagine ho provato una strana sensazione, come di familiarità.
Gli occhi ipnotici che guardano dritti nell'obiettivo, i contorni del corpo che svaniscono nel buio, il riflesso dei capelli - perfetti e plastici, come disegnati da Magnus - e la fascia che disegna quella piccola ruga sulla fronte.
Trovo che in questa fotografia sia una donna meravigliosa. Mi sono chiesto spesso cosa sarà stato della sua vita, della sua carriera. Se è emigrata, se ha avuto una famiglia, se abbia visto il crollo del muro
, se sia ancora viva...
Chissà se abbia mai immaginato di poter avere un ammiratore, dopo così tanto tempo e così distante.
Lyubov, ovunque tu sia, questo piccolo spazio è per te.
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categoria : diario, fotografia

postato da seaweeds2
sabato, 01 dicembre 2007

... cantava Perry Como.
Ma qua c'è poco da cantare, come direbbe Lucarelli, perché questa è una storia triste.
Si tratta della mia più grande cotta. E della più grossa serie di disguidi capitata a essere umano.

Avete presente quelle infatuazioni tipo Tutti Pazzi per Mary? Che se dici di essere innamorato segretamente di una persona da quando hai dieci anni ti prendono per maniaco? Ecco, una roba del genere.

Capita che Caterina fosse nei lupetti con me.
(Pausa per farvi smettere di ridere del fatto che fossi nei lupetti)
(Ancora? Basta!)
(Guardate che non racconto più, eh?)
(No, no, no, tornate qui...)
(Oh...)

Un Seaweeds capellone durante il turno di ramazza

Dicevo: Caterina era splendida, due occhi verde grigio, stranissimi, con taglio zigano, capelli corti e atteggiamento da maschiaccio. Anche se molto femminile.
Io all’epoca ero timidissimo. Si parla di 9, 10 anni credo. 11 o 12 al massimo.
Ero capo “sestiglia”, e almeno fra i maschietti ero un’autorità. Tutto qua.
Un po' come essere il grande imperatore del circoletto di Star Trek sotto casa tua.

Ho una foto di gruppo, scattata durante un campo, in cui eravamo disposti tutti a cerchio. Rigorosamente maschietti da una parte e femminucce dall'altra. Io finsi di fare una foto al monte dietro, per avere una foto di Caterina. Una foto insignificante per qualsiasi persona al mondo, ma per me era la foto in cui c'era lei.


Finiti i lupetti, chiesi il congedo e non venni promosso Scout a causa della diffusa pratica del nonnismo, stecche e cose del genere, e così finì lì la mia avventura scoutistica. E con lei, la possibilità di vedere Caterina.

La mia vita sentimentale trascorse relativamente tranquilla (per quanto possa essere tranquillo il periodo fra i dieci e i venti) finché non la rividi quando dovevo avere circa 21 anni. Era in una piazza di Genova, al mercatino di Natale, e teneva il banco degli Scout. Ora era capo-scout, ovvio.
Era ancora splendida, e il sentimento fanciullesco di dieci anni prima acquisì dei connotati più "maturi". Insomma, era uno schianto. Mi chiesi perché non facesse la modella.
Mi avvicino, prendo fiato, punto il dito per dire: “scusa, tu sei...”
E lei mi anticipa: “Seaweeds! Il mio mito!” (Beh, all'epoca non ero ancora Seaweeds, ma disse il mio nome e cognome).
E io: Ah...
E lei, rivolta a un’altra caposcout: “Lui era il mio preferito. Mi faceva impazzire”.
E io: ...
E lei: Come va?
E io: Bulabulabulabulalalababababu...
E lei: Come?
E io: Alberto, piacere.

Beh, fatto sta che dopo dieci anni scopro che non solo si ricordava di me, ma ero pure il suo preferito. Di cosa, non l'ho mai saputo, ma doveva essere una cosa bella, o non l'avrebbe detto sorridendo.
Parlando del più e del meno le dico che, proprio in quel periodo, mi stavo chiedendo se era possibile fare il capo scout senza aver fatto tutto l’iter... La gavetta, insomma. Perché, un po’ per il mio egocentrismo, mi fa piacere stare in mezzo alle persone. Se sono dei bambini, le cui fragili menti si possono plagiare meglio e puoi fargli credere di essere Dio, beh, meglio ancora.
E lei mi dice: non so, chiedo.
E mi lascia il numero di cellulare, di casa, e email.
Chiedo: quando ti trovo ancora, qui?
E lei: il 23 dicembre.
Ok, ci sentiamo, eh?
Ciau ciau.

Il 23 dicembre faccio per andare lì, saltello e sbuffo come un puglie prima dell’incontro. O come Rocky prima di andare a trovare Adriana. Poi vedo un caldarrostaro e prendo delle castagne che dico: “fanno fico”.
Sai, no, tu arrivi lì, sgranocchi qualcosa, offri... Voglio dire, non passi da sfigato che non sa nemmeno dove mettere le mani, giusto?
E poi le avrei detto: puoi lasciare un attimo il banco? Vieni, facciamo un giro.

Arrivo lì e lei non c’è.
Chiedo: Caterina non c’è?
E loro: No, oggi è andata via prima.
E io, prendendo nota mentalmente di dove fossero finiti i vari pezzettini del mio cuore quando si era infranto per terra: Ah, e la trovo un’altra volta?
E loro: No, oggi è l’ultimo giorno che siamo qua.
E io: Ah. Beh, fatele gli auguri da parte mia...
Riesco a fare due passi, prima di stramazzare al suolo.

Seaweeds asking for "Help!"

A Gennaio la chiamo, sempre fingendo indifferenza, e di essere interessato più alla cosa degli scout che a lei.
E lei esordisce dicendo: Sì, ma mi ha detto la Titti (una capascout che ha sposato una mia specie di cugino che non vedo mai se non in agosto, in trentino) che tu sei sempre preso con i fumetti e le tue cose, non avresti tempo.
...
No, dico, ma che questa si fosse fatta i cazzi suoi... Da quel momento io odio la Titti. Ancora oggi, che di anni ne sono passati un'altra decina, devo sforzarmi per non digrignarle in faccia, quando la vedo.

Poi Caterina aggiunge che sta meditando di lasciare. Perché con lo studio...
E poi non ha mai tempo per uscire con gli amici.
(Ah, che bello, ha detto “amici”, non “fidanzato”)
Io non so più cosa improvvisare.
Butto lì un poco convinto: beh, se qualche volta avessi voglia di bere qualcosa...
E lei: va bene, in questo periodo sono proprio presa fra lezioni e tutto, ma si può vedere.
Ahia, freddezza. E io, sempre più agitato, fingo disinvoltura e di voler chiudere la conversazione prima.
Penso a suo fratello, di qualche anno più grande di noi, e che conosco.
Così la saluto dicendo: Bene, ci sentiamo allora. Salutami tuo frate.

Proprio così: frate.
Frate?
Frate??
FRATE???

No, dico, non l’ho mai detto in vita mia, “frate”, lo vado a dire alla donna dei miei sogni che ora penserà che sono un truzzo del tipo “tranqui”, “di brutto” e “ci sto dentro un casino”!
Riaggancio con vergogna.
E non l’ho mai più sentita.

L’ultima notizia che ho avuto di lei è che si stava per sposare e ha lasciato il tizio sull’altare.
A dimostrare che il carattere è sempre quello.

Perché ovviamente, nel momento del sì, si sarà ricordata del "suo preferito" e sarà corsa via come nei film, con una lacrima che le scivolava sulla guancia.
Solo che io non ero lì a bloccare le porte della chiesa con il crocifisso.



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categoria : diario