Nell'ottobre di tre anni fa, quando ancora non avevo un blog e i miei post li facevo spedendo e-mail agli amici, scrissi questa lettera:
Sapete anche che ascolto praticamente di tutto, senza (quasi) alcuna discriminazione.
La sua febbrile ricerca verso la perfezione lo portò a incidere numerose tracce per l’album, ma negli altri compagni cominciava a crescere la preoccupazione e la perplessità per quei suoni così nuovi, strani, complessi. Loro erano i re del surf-rock, non potevano deludere il loro pubblico spingendosi così lontano! Accadde quindi che boicottarono il progetto, facendolo naufragare. Brian Wilson, già fragile per l’assunzione di droghe, non resse la delusione e impazzì.
Verso la fine degli anni ‘80, Wilson si riprese, decidendo di rimettersi in gioco. Comincia una dura e terapeutica scalata solista, ma i riconoscimenti degli ammiratori di un tempo (Paul McCartney, Crosby Still Nash e Young, Who, R.E.M., solo per dirne alcuni) non tarda ad arrivare, e Brian Wilson rivive una seconda giovinezza negli anni novanta. Nel 1998 intraprende il suo primo tour solista, con una nuova band di enorme talento.
sublime, fanno letteralmente venire la pelle d’oca, emozionano e fanno piangere. Personalmente mi è capitato in più di un punto. Una tempesta di emozioni che voglio consigliare a tutti quelli che conosco e che hanno il cuore aperto a un’esperienza simile. O “s-mile”.
Va provato. Va ascoltato. Forse non è vero che se fosse uscito trentasette anni fa avrebbe cambiato la storia della musica. Forse è ancora possibile, perché è di una freschezza e di un’attualità incredibile. Lo reputo una delle cose più belle che abbia mai ascoltato in tutta la mia vita. E non esagero.
Sono passati tre anni da quella mail, e quaranta da quando quel disco sarebbe dovuto uscire. Mi fa piacere trovarmi a pensare ancora le stesse cose. Ogni volta che ascolto SMiLE si apre un nuovo mondo fatto di melodie barocche, cori complessi, orchestrazioni originali.
Negli anni sessanta, Leonard Bernstein conduceva delle seguitissime "lezioni di musica" per la televisione americana. In una puntata spiegò che non amava molto la musica rock che perlopiù considerava spazzatura. C'erano alcune eccezioni, però, che gli facevano intravedere delle nuove strade che la musica avrebbe potuto prendere. E una di queste strade, uno di questi battistrada era Brian Wilson, che presentò come uno dei più geniali e promettenti compositori.

E, come una sinfonia, il lavoro si sviluppa in tre movimenti che raccontano il viaggio di un ciclista attraverso l’America dei miti, da Plymouth alle Hawaii, fra eroi e “cattivi”, cowboy e indiani, stereotipi e folclore. Cerca di eguagliare Gershwin, e raccontare la musica della nuova nazione. Predica il salutismo, ginnastica e cibi sani, anche se razzola malissimo. Scrive "Vegetables" e mangia schifezze tutto il giorno, ingrassa, assume LSD all'epoca legale. Poi, tornati gli altri membri della band, lo scontro: gli dicono che le cose che ha scritto sono incomprensibili, deliri da buttare completamente. E lui, per amore della famiglia, cede. Si chiude in sé e trascorre quasi tutti gli anni settanta in un letto. Concede interviste dal suo giaciglio, dove può cullarsi nella sempre più devastante depressione, la barba sempre più lunga.
Negli anni ottanta comincia una lenta riabilitazione grazie alle cure dello psichiatra Eugene Landy, che produce il primo disco solista di Brian, intitolato semplicemente Brian Wilson. Il plagio psicologico è evidente: il dottore manipola il povero musicista come vuole. Una causa di anni, e alla fine la vittoria del Nostro. Un delizioso disco con il suo antico amico Van Dyke Parks, e l'inizio di una nuova carriera con una nuova band. Ma sarebbe più giusto chiamarla un'orchestra pop. Da dieci anni sono la sua famiglia, lo proteggono, lo aiutano, e non insistono troppo quando torna fuori il discorso "SMiLE". Dopo trentacinque anni liquida il discorso dicendo che quei brani erano solo sciocchezze, niente di interessante.
Da quel momento in poi, la strada è in discesa. I suoi compagni d'avventura lo conducono per mano, lo sorreggono nei momenti di paura, una nuova crisi che lo porta di nuovo in ospedale, e infine la rottura della diga, e il flusso creativo che si riapre.
Una storia a lieto fine, anche se amara: la consapevolezza che quarant'anni fa, questo disco avrebbe potuto cambiare il mondo musicale come noi lo conosciamo. E l'equilibrio di Brian che, seppur molto migliorato negli ultimi anni, è sempre precario, e ancora oggi sente spesso voci che gli dicono "Ti uccideremo".
Un distrutto Seaweeds con il suo amico Brian alla fine del concerto di Ravenna del 20 Luglio 2005.
Dio benedica John McClane. Che almeno qualche certezza ancora nella vita ci rimane.
Il cattivùn parla in inglese con gli scagnozzi francesi, che rispondono in francese. E si capiscono. Ma chi se ne fotte, giusto?
C'è pure un piccolo ma importante spazio per una strizzata d'occhio ai fan della tetralogia, con la rispolverata dell'immancabile "Yippee-ki-yay, motherfucker!".
The Sanskrit word for "war" means "desire for more cows."
Ma fra poco, prima di cena, sarà qualcuno, scriverà e pubblicherà il post quotidiano sul suo blog. E poi leggerà i commenti al post di ieri. Sa che saranno tanti i suoi commenti, tanti perché tanti sono i suoi lettori. È un blog di successo, il suo. Un diario divertente e ironico, pungente e assolutamente invidiabile. La vita che vorrebbe essere. Il suo nome è Tommasa, ma in rete si fa chiamare Samantacollacca61. Samantacollacca, come i suoi anni. 61 sono le prime due cifre del pin della sua carta di credito. Così se le ricorda. Le altre tre le improvvisa di volta in volta.
Notte agitata. Probabilmente a causa dell'indigestione di succo di frutta al limone, arancia e lime. Una prelibatezza scoperta da poco, che si fa trangugiare a litri e litri.
Flashback. Quando mi trovo quassù tengo sempre il portoncino aperto, di modo che il gatto possa entrare e uscire a tutte le ore (si potrebbe definire un "passo gattabile") attraverso il cancello. Con il risultato che se un gatto può uscire, altri gatti possono entrare. E tutti gli anni uno di loro si introduce sfacciatamente per togliere il cibo dalla ciotola al mio. Qualche estate fa, alle tre/quattro di notte si trovavano a bisticciare tutti e due sotto al mio letto. Io dormivo bellamente quando a un certo punto sono stato vegliato da un lancinante "MEEEAAAOOOWWW!" del gatto portoghese. Un salto alla Fosbury sul materasso, palpitazioni a mille, pelle d'oca per un paio di minuti buoni, e qualche anno della mia vita che è uscito di casa seguendo quel gatto.
Ma torniamo al sibilo... con il suddetto ricordo in testa penso che sia entrato un gatto in casa. Impossibile, con il freddo degli ultimi giorni tengo tutto sprangato perché non esca il caldo della stufa.
Il bollitore appoggiato sulla stufa è senz'acqua da giorni, escluso anche quello. Magari il tubo della canna fumaria s'è spostato facendo rumore. Lo muovo, ma il suono non è lo stesso.
Quando torno in camera sento un rumore come di pioggia provenire dall'esterno. E se dell'acqua fosse entrata nella canna fumaria e a contatto con la cenere della stufa l'avesse fatta sfrigolare? Mi avvicino alle persiane del balcone e guardo fuori. Niente, probabilmente le foglie degli alberi o il fiume in lontananza.