postato da seaweeds2
sabato, 27 gennaio 2007
Prefazione
di Biancac
Un giorno Siuids mi ha detto che aveva scritto dei racconti. E io gli ho chiesto dove stavano ’sti racconti. E lui mi ha risposto banalmente: "Nel mio Mac".
Ora, da brava seguace del signor Gates quale io sono, ovvio che non comprendo come si possa non diffondere qualunque cosa di mia proprietà – oppure di proprietà altrui… E farne qualcosa.
Comunque, una volta che i suoi racconti stavano nelle mie capaci manine, è stato semplice: "Se non li diffondi tu, lo faccio io".
Non sono tutti stupendi, magnifici e indimenticabili, sia chiaro. Ma sono freschi, spontanei e soprattutto sono diversi. In ogni senso.
Alcuni sono veri e propri racconti, altri sono pensieri, strutturati, ma pensieri. Si intende che la struttura è quella della mente di Siuids, quindi assolutamente contorta, talvolta compulsiva e altre volte invece semplice e cristallina.
Non c’è un “genere letterario” in questi racconti. D'altra parte, le categorie semplificano ma confondono. È come dire che King sia semplicemente uno scrittore horror. Ora, è chiaro che Siuids non si diffonderà a macchia d'olio come "La cosa", ma i suoi racconti vale davvero la pena di leggerli e di pensarci un po’ su.
Credo che ne voglia pubblicare uno la settimana.
Sta a noi fermarlo, o chiedergli di proseguire. In questo caso, e sempre, le sue parole possono essere la molla per la nostra fantasia.
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La Borsetta
10 Settembre 2001

“Biglietti, prego”.
Mi sveglio di soprassalto mentre i miei compagni di viaggio stanno già estraendo i loro biglietti. Ancora intontito, frugo nella giacca appesa alle mie spalle. Nella tasca sinistra trovo la ricevuta. Mentre la porgo al controllore, il grasso e sudato signore che mi sta a fianco si sente autorizzato a violentare il mio torpore con una osservazione che non mi scuote affatto.
“Cavolo, ha il sonno pesante!…”
Non gli concedo nemmeno la soddisfazione di un sorriso.
“Forse sono stanco...” ribatto, sperando che il dialogo si strozzi sul nascere e invitandolo implicitamente a non curarsi di me. L’uomo sorride a metà poi, afferrato il sarcasmo, si risente ed emette uno strano borbottìo; mentre china gli occhi sulla sua lettura, ritiro il mio biglietto e mi volto dal lato opposto, guardando il finestrino. Nel riflesso vedo il ciccione che, in silenzio, sta indicandomi con una smorfia alla vecchia signora, seduta di fronte a lui. Facciano pure, sono stanco, voglio solo riposare. Socchiudo gli occhi, proprio nel momento in cui la donna decide di esser stata troppo tempo senza ossigenarsi il palato: “Mi chiedo dove sia finita la proprietaria di questa borsetta. Da quando sono salita non s’è fatto vivo nessuno!…”.
“Ah, credevo che fosse sua!...” risponde il mio paffuto vicino, indicando un orribile miscuglio di coccodrillo e struzzo, appoggiato alla rete portabagagli di fonte alla mia.
“In due ore non ho visto nessun’altra signora, a parte lei.” prosegue, lieto di aver trovato una compagna di chiacchiere.
“Oh, anch’io quando sono salita c’era soltanto il signore...” e mi indica, la mummia dal cappellino alla frutta. Ancora una volta fingo di dormire pur sentendomi chiamato in causa, il volto appiccicato al vetro.
Bisbigliando aggiunge: “... e dormiva già!”. Non riesco a prevedere chi dei due scenderà per primo dal treno. E’ dura indovinare, questa volta. Forse ora hanno smesso e posso riposare tranqui...
“Per me è scesa e se l’è dimenticata.” osserva il grassone, con l’espressione di chi la sa lunga.
“Mah...” risponde la nonna, altrettanto brillante. Mentre li ascolto, faccio una scommessa tra me e me; sarebbe sceso prima lui.
Socchiudo nuovamente gli occhi, mentre dal camminatoio proviene un vociare sempre più forte. E per l’ennesima volta vengo disturbato. Un gesto di stizza mi fa rivoltare, le mani sui braccioli e il busto si piega verso l’uscita dello scompartimento. Cosa diavolo c’è adesso?
Il mio vicino si alza e si affaccia dalla porta sul corridoio, guarda a sinistra, poi a destra e si dirige verso la seconda direzione. Quando torna, dopo due minuti, è zuppo di sudore almeno il doppio e puzza il triplo. Si asciuga la fronte con un fazzoletto e comincia a scaricare i suoi bagagli. Con calma ci aggiorna: “Il bigliettaio dice che hanno trovato una donna in una galleria, morta... pare si sia buttata da questo treno... che roba!” e rivolto alla vecchia: “Appena scendo voglio sapere tutto dal capostazione, queste cose mi elettrizzano!... È stato un piacere, signora”. Guadagna l’uscita e con un gesto ripete il saluto. L’anziana donna ha l’espressione disgustata, mentre lo guarda allontanarsi.
Sospiro profondamente per prepararmi a riprendere sonno e mi contorco, cercando una nuova posizione confortevole. Chiudo gli occhi e penso alla donna trovata morta.
“E se fosse stata proprio la proprietaria della borsetta?”, dice la megera. Oddìo, ma cosa vuole ancora? Sposto la testa verso la mia compagna di viaggio e solo quando intuisco di avere gli occhi nella sua direzione, sollevo le palpebre. Si sente autorizzata a proseguire: “Sì, intendo... Può darsi che ha preso la decisione all’improvviso e l’ha dimenticata… Dopotutto se si voleva uccidere, perché preoccuparsene?” Le mie palpebre si riabbassano a metà. Con disinteresse cerco di seguire il discorso della donna, che continua con voce petulante: “Magari nella borsetta c’è una lettera che spiega il suo gesto... o gli indirizzi dei suoi cari. Che ne dice se controlliamo?… Ma lei non l’ha proprio vista la donna che stava seduta qua?”
Chiudo gli occhi, le sorrido, riapro gli occhi e non rispondo. Avevo torto: non sarebbe stato il grassone sudaticcio il prossimo a scendere... bastava aspettare la prossima galleria.
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categoria :
racconti